L’assoluzione dell’ex sindaco di Siderno ed ex senatore Pietro Fuda dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa chiude una lunga e complessa vicenda giudiziaria.
La sentenza va rispettata, così come va rispettato un principio fondamentale dello Stato di diritto: la presunzione di innocenza fino a una decisione definitiva.
Ma accanto al piano giudiziario esiste quello umano, politico e sociale.
Perché quando un processo termina con un’assoluzione dopo molti anni, resta una domanda che riguarda tutti: chi paga il prezzo del tempo trascorso?
Lo paga chi è stato coinvolto. Ma lo paga anche una comunità.
Siderno, come tanti territori spesso associati alle cronache di mafia, vive da anni il peso di un’immagine che ogni indagine contribuisce ad appesantire. Anche quando, alla fine, arriva un’assoluzione, il danno alla reputazione della città è spesso già stato prodotto.
Nessuno mette in discussione il dovere dello Stato di indagare e contrastare la criminalità organizzata. È un dovere imprescindibile.
Ma è altrettanto legittimo chiedersi se il sistema riesca a garantire processi dai tempi ragionevoli, evitando che la durata della giustizia diventi essa stessa una forma di pena anticipata.
La lotta alle mafie e la tutela dei diritti non sono valori in contrapposizione: devono procedere insieme.
Una giustizia davvero efficace non è soltanto quella che arriva alla decisione giusta, ma anche quella che arriva in tempo.
Perché quando la verità arriva troppo tardi, a pagare non sono solo le persone coinvolte, ma anche le città, le istituzioni e la fiducia dei cittadini.
